Sabato 24 aprile, Roma, largo Argentina. Si ferma l’autobus, la signora Camilla scende. Si avvia sotto la pioggia. Con passo lento ma determinato. Rifiuta il volantino, sa già cosa fare. Muove verso il banchetto e firma i referendum per l’acqua. Poi si volta e ripercorre il cammino verso l’autobus. “Adesso posso tornare a casa” dice prima di salirvi. La signora Camilla ha 90 anni.
Come lei, nel primo week end di raccolta firme, altre centomila fra donne e uomini di tutto il Paese, di diversa età e di differente storia personale, hanno firmato, dopo interminabili code, ai banchetti dei referendum per l’acqua.

In una conferenza stampa, il segretario del PD, On. Bersani, dice di guardare con simpatia chi raccoglie le firme, ma annuncia una petizione e una proposta di legge per riaggiustare la legislazione sull’acqua.

In un’intervista, il presidente dell’Italia dei Valori, On. Di Pietro, conferma che partirà con un suo referendum separato sull’acqua, per modificare l’ultima legge, lasciando inalterato il quadro di mercificazione dell’acqua e del servizio idrico in questo Paese.

C’è qualcosa che non funziona.

Qualcosa che l’On. Bersani e l’On. Di Pietro si ostinano a non capire.

Qualcosa che la signora Camilla e i centomila hanno capito benissimo.

Perché qui non si tratta di “petire” perché qualcuno ascolti. Come non si tratta di agitare temi o bandiere da usare sul mercato della politica o della visibilità di partito.

E non c’è nulla da aggiustare nell’esistente.

Le donne e gli uomini, consapevoli e informati, che hanno riempito i banchetti del fine settimana dicono a chiare lettere che l’esistente non va per niente bene, che va cambiato radicalmente, che l’acqua dev’essere pubblica.

Vogliono che un bene essenziale come l’acqua sia sottratto al mercato.

Vogliono che sull’acqua nessuno faccia profitti.

Senza se e senza SpA.

Forse l’On. Bersani e l’On. Di Pietro dovrebbero ogni tanto disertare “Porta a porta” e aprire per una volta le finestre : scoprirebbero le migliaia di donne e uomini che sono impegnati in questa campagna.

Molti di loro sono alla loro prima esperienza di attivismo sociale.

Alcuni di loro, più che benvenuti, sono iscritti ai loro partiti.

Scoprirebbero la straordinaria realtà di una grande coalizione sociale dal basso capace di intercettare, senza padrini politici e senza i grandi mass media, un’esigenza reale e diffusa di partecipazione, un bisogno reale di democrazia, una dignità non sopita.

La realtà che manca ai due onorevoli è quella di una grande narrazione sociale sull’acqua e i beni comuni che in questi anni ha attraversato i territori di questo Paese, ha mobilitato energie e intelligenze, ha costruito nuove relazioni e appartenenze. E una forte domanda di futuro.

Ma facciano pure, l’On. Bersani e l’On. Di Pietro.

Noi siamo altro e, dopo queste due straordinarie prime giornate di campagna, ne siamo ancor più certi e consapevoli.

Loro sono il passato, quello che non lascerà tracce.

Noi guardiamo al futuro e portiamo con noi la memoria migliore.

La signora Camilla, appunto.

Parto domani mattina. Spero di avere il tempo (e l’entusiasmo) per scrivere, raccontando ciò che succede, giorno per giorno. Intanto, sarà un’occasione per rivedere tantissim* amic* che fanno parte della nostra comunità globale di disarmisti, attivi su tutti i temi connessi alle armi nucleari e alla pace. Ci saranno persone da tutto il mondo.

Molti giapponesi, naturalmente: una bella delegazione di Hibakusha, i sopravvissuti alle esplosioni di Hiroshima e Nagasaki, la cui testimonianza serve a spronare i rappresentanti degli Stati ad ascoltare le loro coscienze, e non mancheranno a sindaci delle due città. Statunitensi, inglesi, francesi saranno i più numerosi. Tutte le maggiori ONG internazionali avranno presenze autorevoli e di grande competenza politica, giuridica, scientifica.

Brevemente condivido il programma per i primi giorni.
30 aprile e 1 maggio: Conferenza internazionale “Per un mondo libero da armi nucleari, un mondo di pace, giustizia e sostenibilità”, alla Riverside Church – quella di Martin Luther King, per intendersi.
2 maggio: Manifestazione per un Mondo libero da armi nucleari, da Times Square all’ONU, con interventi e concerto di festa!
3 maggio: inizia la Conferenza di Riesame del Trattato di Non Proliferazione all’ONU. Ho già alcuni impegni presi, in varie sessioni sulle armi nucleari USA in Europa per esempio, ma so per esperienza che ogni volta che la Conferenza comincia gli appuntamenti, i seminari, le sessioni tematiche specifiche, gli incontri con le delegazioni governative si accavallano e i programmi miei cambiano quasi di ora in ora.
Unico punto fermo: tutte le mattine, dalle 7.30 alle 8.00, in fondo alla Scalinata di Isaia (“forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci”) si tiene un momento di preghiera, coordinato dal CND Cristiano del Regno Unito. Sono invitate le persone di tutte le fedi e di nessuna.
E poi alle 8.00, prima riunione delle organizzazioni di società civile per organizzarci la giornata.

Per chi volesse capire con che spirito parto per la Conferenza di Riesame, rimando alla mia nota “Disarmo nucleare. A che punto siamo?” del 14 aprile.

Un abbraccio a tutt*.

Crediamo che parlare di copyleft, di software libero, di neutralità della rete sia una necessità per un partito moderno, così come lo è parlare di lavoro, ambiente, economia e diritti civili.
Alcuni territori stanno portando avanti delle iniziative su questo tema ed abbiamo deciso di aprire un luogo per dare un punto di riferimento a
tutti quei gruppi, dentro e fuori SEL, che abbiano voglia lavorare in questo campo. Per questo abbiamo ripreso l’espressione Ecologia della
Conoscenza, perchè crediamo che tutti quei movimenti che si oppongono alla privatizzazione della conoscenza debbano essere unificati in
un’unica istanza. Chi si oppone ai brevetti sul genoma o sul software, chi chiede una riforma radicale delle leggi sul copyright, chi sostiene
il software libero condivide un’idea di base, che la cultura debba essere libera. Così come in passato il termine ecologia è stato usato
per riunire tutte le istanze di protezione dell’ambiente, oggi la politica deve riuscire a rispondere con un’unica visione a tutte queste
richieste apparentemente diverse ma con la stessa radice.

Nel volantino allegato trovate le nostre motivazioni ed alcune proposte concrete che speriamo vengano sostenute dal maggior numero dei nostri candidati e candidate.

Questa è un’iniziativa che parte da Milano e Firenze, ma ci aspettiamo di coinvolgere più persone e sezioni possibili in tutta Italia per farne finalmente un tema nazionale!

Per coordinarci abbiamo creato un blog:
www.ecologiadellaconoscenza.wordpress.com

ed una mailing list: ecologia_della_conoscenza@googlegroups.com

Buon lavoro a tutte/i noi.

Dedicato a chi costruisce sapendo che per un buon lavoro bisogna abbattere il vecchio.
Conosco poco le divisioni che ancora permangono in SEL e poco mi interessano perché l’impressio­ne che mi creano è che non siano affatto questioni di dialettica politica, ma semplicemente bieghi affari di palazzo, una cosa però la so bene ed è che questa situazione ci sta trascinando in un immo­bilismo che può avere un solo risultato: la deriva.

Una domanda nasce, però, con forza: come è possibile che in un momento in cui la necessità di po­litica è sempre più alta per contrastare la sconfitta culturale subita ormai da anni, noi continuiamo a trastullarci con giochini di potere effimero che ci impediscono di riprendere il contatto con la realtà? Perché nel momento in cui un leader come Vendola ci indica la strada per tornare a parlare con la gente noi ci chiudiamo sempre di più in un bozzolo autistico?
Chiediamo al Centrosinistra di rimettersi in discussione e noi ci perdiamo ancora dietro a numeri di spartizione che ben poco hanno a che vedere con la “buona politica”, certo, queste parole se le cuciono addosso in molti, ma i fatti che viviamo quotidianamente nella costruzione del progetto SEL le smentiscono puntualmente.

Questi “grandi dirigenti” che vogliono mantenere a tutti i costi le loro quote lo facessero parlando di politica, ascoltando i problemi reali in primo luogo del Paese e subito dopo delle persone diretta­mente legate al progetto di SEL. E’ ora di uscire da parole d’ordine che ancora non abbiamo saputo riempire di strategie e tattiche, chi vuole governare la rinascita della politica lo può fare solo se lo guadagna sul campo delle idee e delle iniziative, non capire che oggi tutto quello che abbiamo alle spalle sono stereotipi non più applicabili in una società profondamente mutata e che va riformulato da capo non solo il percorso dell’alternativa, ma anche i metodi, i tempi e i modi di attuazione.

Vendola lo dice ormai da tempo, ma i primi a non capirlo sono proprio quelli che si sono autoimpo­sti ai vertici di SEL, anzi troppo spesso guardano alla sua lucidità con le lenti ofuscate di chi teme di perdere terreno in una corsa al posto al sole che non può trovare cittadinanza in ciò che dobbiamo costruire. Vendola è il nostro leader e non c’è nulla di berlusconiano in questo perché lui parla di politica e di esigenze reali del paese e in Puglia ha anche dimostrato che alcune soluzioni sono possibili. Sta a noi a far sì che il suo non sia un cammino solitario e le Fabbriche sono la vera eccezionalità di ciò che di nuovo oggi ci si aspetta dalla politica.

Le Fabbriche sono la Politica con la P maiuscola, sono quel punto di incontro tra istituzioni, partito e quelli che in questa società non hanno voce, le Fabbriche sono i giovani che troppo a lungo sono mancati nella storia di questo Paese, sono le donne, i diversi gli emarginati sociali e soprattutto non sono e non possono essere proprietà di SEL, ne possono essere patrimonio, ma non proprietà. E noi impegnati nel progetto che cosa dobbiamo fare? Noi dobbiamo essere sintesi, dobbiamo esse­re il respiro nazionale, dobbiamo studiare le soluzioni possibili alle domande che questa epoca ci impone, domande che ci arrivano proprio dalle Fabbriche e dove non arrivano, noi dobbiamo andar­le a cercare essendo capaci di rompere il bavaglio che tortura l’umanità.

Questo, forse, è solo un lungo sfogo, ma è dettato dalla necessità di andare avanti, di non perdere l’ultimo treno e questo si può fare soltanto dicendo chiaramente le cose e rompendo i lavorii del corridoio, per emergere alla luce del sole, consci che oggi non abbiamo più un apparato che ci tutela, ma un progetto tutto da costruire.

Loretta Scannavini
Sinistra Ecologia Libertà di Rieti e Provincia
www.sinistrarieti.net

Dopo aver creato tipologie di contratti sempre più favorevoli per le aziende, il governo Berlusconi sta cercando di portare il suo attacco all’ultimo baluardo in difesa dei diritti dei lavoratori, lo Statuto dei Lavoratori.

Lo aveva già fatto in particolare nel 2002 con l’attacco all’articolo 18 e ,dopo aver tentato di limitare il diritto di sciopero nei servizi pubblici, ha continuato in questa direzione con l’approvazione del ddl 1167-b , in cui si prevede il ricorso all’arbitrato di equità” per le controversie di lavoro, disegno di legge che è stato rinviato alle Camere dal Presidente della Repubblica a causa di elementi evidenti di incostituzionalità .

Alla vigilia della Festa dei Lavoratori , in un’intervista su Libero, il Ministro Sacconi ha annunciato l’intenzione di questo Governo di cambiare lo Statuto dei Lavoratori con Lo Statuto dei Lavori e l’ha motivato con queste parole “oggi possiamo pensare ad una regolazione di legge molto più essenziale, riferita ai diritti fondamentali nel lavoro, che devono essere riconosciuti a tutte le persone, per rinviare alle parti sociali, alla loro capacità di reciproco adattamento nei diversi contesti territoriali, settoriali, aziendali, la regolazione nei rapporti di lavoro di molte tutele”.

In realtà non si tratta di dare più diritti a tutte quelle forme di lavoro che lo stesso Governo di destra ha contribuito ad accrescere in questi anni. Se avesse voluto farlo, il Governo Berlusconi si sarebbe limitato ad aggiungere alla legge 300/70 un nuovo corpo normativo a tutela dei nuovi lavori, comprese le collaborazioni a progetto.

Se Sacconi afferma di voler cambiare lo Statuto dei Lavoratori non lo fa , certamente, per dare a tutti i lavori alcuni diritti fondamentali come il diritto alla sicurezza e alla salute, quello ad una remunerazione adeguata , il diritto alla formazione permanente e per garantire una stabilità lavorativa, un’indennità generalizzata in caso di licenziamento, una pensione dignitosa e la possibilità di conciliare i tempi di vita e di lavoro. Quello che Sacconi vuole è lo smantellamento del “diritto del lavoro” che ha il suo fulcro nello Statuto dei Lavoratori ; infatti , come è ben evidente anche dal suo Libro Bianco, egli mira a sostituire diritti universali sanciti dalla legge , in questo caso per tutti i lavoratori dipendenti , con una negoziazione di diritti e garanzie a livello di impresa dove valgono i rapporti di forza e dove sarebbero garantiti solo i lavoratori delle categorie più forti, ammesso che oggi esistano .

Sacconi ed il Governo Berlusconi hanno intenzione di dare una protezione minima ad ogni tipo di lavoro, mentre le norme che regolano i diritti e le tutele saranno definiti in ogni realtà produttiva senza più quella garanzia di legge che è sancita oggi dalla legge 300/70 nota come Statuto dei Lavoratori.

In conclusione, prima si sono create forme di lavoro con meno diritti e poi, con la scusa di dar loro qualche tutela, si tenta si smantellare la legge 300 che garantisce i lavoratori subordinati.

La preoccupazione della maggioranza dei paesi europei è stata di non restare coinvolti dalla crisi greca. L’Italia, in più, si è atteggiata come quelli che cercano di nascondere la parentela con il familiare scapestrato.

La Germania e la maggioranza dell’Europa hanno cercato di rinviare le decisioni e di sottrarsi al dovere di solidarietà verso un paese dell’area euro in difficoltà e questo ha provocato un autentico disastro perché il denaro necessario oggi per impedire la bancarotta dello stato greco è cresciuto a dismisura, 130 miliardi di euro in 3 anni. Del resto quando la speculazione decide di aggredire non molla facilmente, così oggi il costo del salvataggio dello Stato greco è molto più alto. Ancora peggiore è il sacrificio che oggi viene chiesto ai greci e questo darà un colpo terribile alla coesione sociale del paese, come dimostrano le proteste. Il contagio si è allargato al Portogallo e potrebbe coinvolgere la Spagna. E non è detto che sia finita. Sarà un caso ma il collocamento dei titoli di stato italiani viene seguito con qualche apprensione.

Riassumendo la situazione.

1)Dalla crisi greca viene un serio colpo all’Euro e quindi a quel tanto di Europa economica fin qui costruita. Si dice che l’8 febbraio in una cena a Wall street i maggiori edge found (speculativi) abbiano deciso l’attacco all’euro. La Grecia,  considerata l’anello più debole, è entrata nel mirino. La parte più forte dell’Europa – Germania in testa – ha ignorato la portata dell’attacco della speculazione finanziaria, arrivando all’assurdo di ragionare di far uscire la Grecia dall’Euro. E’ come cacciare uno dall’ospedale perché si è ammalato.

Certo il precedente Governo greco ha imbrogliato ma la reazione tedesca è miope. Purtroppo avere ignorato l’esigenza di una politica economica europea, o almeno come ha chiesto Delors un suo coordinamento, e non avere creato istituzioni europee come il Ministro europeo dell’Economia ha indebolito la stessa moneta unica. La crisi ha fatto il resto ed è così emersa l’idea dell’ognun per sé: dalle politiche fiscali alle politiche economiche e di sviluppo. Qualcuno ha provato a calcolare il costo della crisi greca e delle sua conseguenze sui paesi più a rischio ed è arrivato alla cifra di 600 miliardi di euro: una voragine che si aggiunge a quella creata per salvare le banche.

2)Dalla crisi greca emerge che si è perso tempo nel mettere sotto controllo la speculazione finanziaria. Mettere sotto controllo vuol dire essenzialmente 3 cose: creare strutture di controllo e di governo dei mercati finanziari, almeno nella forma di decisioni e regole comuni a tutti i paesi; adottare regole di funzionamento dei mercati finanziari e meccanismi di controllo del loro rispetto, la Tobin tax sarebbe un tassello in questa direzione; decidere precisi divieti dell’uso di strumenti finanziari definiti da Warren Buffet come armi finanziarie di distruzione di massa.

All’apice della crisi finanziaria sono state spese parole, presi impegni ma poi non si è fatto nulla. Gli USA hanno fatto qualcosa di più sul fronte interno ma anche quello che hanno fatto, fino ad ora, è indebolito dall’assenza di un quadro mondiale di governo della finanza. Anche le regole suggerite dal gruppo di lavoro del Finacial stability forum non sono poi granchè, tranne quella di aumentare la capitalizzazione delle banche. Giusto, ma un po’ pochino. Forse per questo il G20 è stato così prodigo di elogi per i suggerimenti del FSF. Potevano essere condivisi senza grandi problemi da tutti.

E’ incomprensibile ad esempio non prevedere interventi verso le società di rating. Eppure già durante le crisi Enron, Parmalat, ecc. era emerso che il loro giudizio era corrotto e purtroppo la crisi greca ha visto ripetersi la farsa dei giudizi delle scocietà di rating presi a pretesto per organizzare la fuga dal debito pubblico greco. Perché mai società private, spesso legate a filo doppio alla speculazione, dovrebbero continuare ad essere il faro delle attività dei mercati finanziari ? Nella migliore delle ipotesi amplificano gli allarmi, nella peggiore li creano. Senza interventi volti a mettere sotto controllo la speculazione finanziaria, in modo da tagliarle le unghie, la Grecia è solo il preannuncio di altre crisi finanziarie.

3)Il timore che il crollo del sistema bancario potesse trascinare tutta l’economia nel baratro è stata la giustificazione degli interventi (in parte discutibili) decisi dai Governi nazionali e dalle banche centrali impegnando risorse enormi e aumentando il debito pubblico a dismisura. C’è chi ritiene che la Grecia sia la premessa per un prossimo attacco della speculazione agli USA che hanno accumulato un debito enorme. Il problema principale, da tempo, è organizzare una ripresa economica dell’insieme dei paesi coinvolti, tanto più nell’area euro. Invece ognuno continua a fare da sé, senza capire, ad esempio, che la crisi degli altri paesi significa caduta delle stesse possibilità di esportazione della Germania. L’interdipendenza è un fatto reale e non sparisce per il solo fatto che viene ignorata.

4)Poi c’è il problema di come ogni nazione si colloca nel quadro. L’Italia è momentaneamente al riparo perché per ora l’attacco coinvolge altri paesi, ma non è certo con la cabala di Tremonti che reggeremo la tempesta.

Cabala, perché Tremonti ha cercato di dimostrare che il debito della Gemania è maggiore del nostro, fingendo di dimenticare che ciò che conta è la % rispetto al PIL e mentre il debito italiano è cresciuto di quasi 10 punti percentuali in 2 anni quello tedesco è cresciuto solo di 8. L’Italia regge, per ora, perché il Governo non fa nulla, ma il debito cresce comunque (l’avanzo primario non esiste più) perché le entrate calano mentre le spese no e gli investimenti necessari vengono dichiarati ma non fatti. Così si affonda lentamente nelle sabbie dell’immobilismo, senza sottovalutare che si comincia a parlare di un aggiustamento nei conti pubblici che comincerà già quest’anno e non nel 2011 come si diceva prima. Una manovra restrittiva di almeno 10 miliardi di euro da fare a luglio.

5)La conclusione è che non si esce dal tunnel senza una politica economica alternativa, che rifiuti l’immobilismo tremontiano e, senza cadere nella spesa facile, affronti il problema di reperire le risorse indispensabili per uscire dalla crisi là dove esistono. C’è poco da fare. Senza coraggio e radicalità nelle scelte la parte più grande e più debole del nostro paese, come in Grecia, pagherà il prezzo più pesante.

Una ricerca di PwC e Università di Parma afferma che la ricchezza delle 640.000 famiglie italiane più ricche (con oltre 500.000 euro investiti in attività finanziarie) è cresciuta del 19% in piena crisi. In cifre: 53 miliardi di euro di ricchezza finanziaria in più. Forse un loro contributo per superare la crisi potrebbe essere chiesto, o no?

Il sito di SEL ospita la petizione de L’Humanité, quotidiano francese fondato nel 1904 dal dirigente socialista Jean Jaurès. È l’organo ufficiale del Partito Comunista Francese (PCF). Questo il testo:

APPELLO: AIUTIAMO IL POPOLO GRECO: FIRMATE LA PETIZIONE ON-LINE

Non è il popolo greco ad essere responsabile per il fallimento dei suoi governi, eppure è proprio il popolo greco che i mercati finanziari e le istituzioni internazionali vogliono dissanguare. Firmate la nostra petizione on line.

La Banca Centrale Europea ha concesso dei prestiti enormi con un tasso di interesse soltanto dell’1% alle banche che, a loro volta, hanno concesso dei tassi di interesse che vanno dal 4 all’8%. La stessa Grecia dovrebbe beneficiare di tassi che non superino l’1% senza altre condizioni  che non siano il mantenimento dei diritti sociali, del lavoro e dei servizi pubblici.

Tutte le nazioni d’Europa sono minacciate da piani di austerità della stessa natura. L’Unione europea e tutti gli stati membri devono mobilitarsi al fine di garantire le condizioni di una Europa dei Popoli.

“Ho letto da qualche parte che gli uomini sono angeli con un’ala soltanto: possono volare solo rimanendo abbracciati………….”
in chiusura del comizio per la vittoria delle primarie in puglia 2010, Nichi Vendola citando Don Tonino BELLO.

Parte il tesseramento 2010, verso il 1° congresso, del partito SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA’. Non più adesione, ma tesseramento per dare il segno di una costruzione più solida.

Il tesseramento 2010 si chiuderà il 31/12/2010.
Entrando in questa sezione puoi tesserarti a SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA’. E’ sufficiente un click, poi segui la procedura.

Qui trovi tutto il materiale relativo all’Assemblea Costituente:

 

Regole verso lo Statuto

valide dal 19/20 dicembre 2009 al congresso fondativo del 2010 di SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA’ – SEL

SEL si impegna ad attuare e promuovere i principi della Costituzione, posti a garanzia della libertà e responsabilità dei/delle singoli/e nella partecipazione e nell’ attività politica sia all’interno delle proprie sedi ed organizzazioni, sia nella sfera pubblica che nelle istituzioni democratiche.

SEL considera il rispetto della legalità costituzionale, coerentemente adottato nelle pratiche e nelle proposte, la prima essenziale risposta al degrado della politica e alla crisi di funzione e di rappresentanza dei partiti.

In particolare vanno attuate le garanzie per una libera e responsabile partecipazione di uomini e donne alla formazione della politica, dalla definizione di finalità e programmi, alle modalità di decisione su liste e candidature e sulla presenza di SEL in tutte le sedi istituzionali, da quelle rappresentative a quelle amministrative.

SEL ripudia ogni forma di violenza, materiale e simbolica, quale mezzo di attività politica, esercitata in modo diretto o indiretto, nelle relazioni politiche come in quelle private, nei confronti degli/delle avversari/e come degli/delle aderenti alla propria organizzazione .

SEL affida alla politica, a pratiche condivise di scelta dei/delle dirigenti e dei/delle candidati/e a rappresentarla nelle istituzioni la risposta ai processi di corruzione, di scambio affaristico-mafioso o corporativo che inquinano da tempo tutto il sistema politico. Senza dare alcuna delega alla magistratura, confondendo la responsabilità politica ed etica con quella giuridica, penale o civile. Ma senza neppure favorire forme di complicità e connivenza all’interno del ceto politico o di reti di scambio tra gruppi di interesse, leciti ed illeciti.

Della legalità costituzionale fanno parte a pieno titolo i valori del garantismo giuridico e dell’uguaglianza di fronte alla legge. E ne fanno parte le condizioni di ineleggibilità e incandidabilità, come di nomina a funzioni pubbliche, per i reati di corruzione e concussione e per quelli previsti dal “Codice di autoregolamentazione” Approvato dalla Commissione Antimafia.

Le prerogative poste a tutela della funzione elettiva e di governo non possono tradursi in privilegi, a tutela di posizioni ed interessi estranei all’esercizio di quella funzione.

SEL opera perché nell’organizzazione della società abbia pieno riconoscimento la dignità e la funzione sociale del Lavoro come diritto effettivo che ogni persona deve avere concretamente riconosciuto e garantito, in armonia con prescrizione dell’art. 4 della Costituzione della Repubblica.

SEL riconosce l’esistenza, il valore e l’indisponibilità di beni comuni come l’acqua, la qualità del territorio e del paesaggio, la conoscenza, la sicurezza nei e dei luoghi di lavoro e la salute.

Il riconoscimento e il rispetto dei beni comuni, della differenza sessuale e delle altre differenze costitutive della soggettività, da quelle religiose e culturali a quelle di capacità ed attitudine, della trasparenza nella gestione delle risorse, della solidarietà tra i territori ed altre reti di convivenza hanno per SEL conseguenze vincolanti nella sfera dei comportamenti sia collettivi che individuali, sia pubblici che privati.

La crisi climatica ed ambientale impone una riconversione della politica, delle sue forme e delle sue pratiche e del funzionamento delle pubbliche amministrazioni.

 

Art. 1 – Adesioni a SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA’

Le adesioni a SEL hanno carattere individuale.
Possono iscriversi a SEL coloro che abbiano compiuto 14 anni e che ne condividano il progetto e i valori fondativi, senza alcuna discriminazione legata alle nazionalità, alle confessioni religiose, all’identità di genere e all’orientamento sessuale.
SEL è impegnata a promuovere la partecipazione politica dei/delle giovani, dei/delle migranti, e la valorizzazione delle pratiche di forum, associazioni e movimenti. Perciò istituisce luoghi di confronto permanenti di natura politico-programmatica e un Albo di sostenitori nazionali.

Luogo di iscrizione degli aderenti

Le adesione a SEL possono essere fatte:

  • presso il circolo territoriale
  • per luogo di studio/lavoro
  • a circoli tematici
  • all’albo delle iscrizioni nazionali on-line
  • Il versamento della quota è considerato elemento fondamentale per il perfezionamento dell’iscrizione. La quota tessera si ripartisce tra le strutture di SEL (nazionale, territori) secondo quote decise dal coordinamento nazionale.

L’adesione on-line si effettua attraverso il sito nazionale di SEL e avviene mediante pagamento con carta di credito, tramite servizio Paypal, o bonifico on-line indicando gli estremi dell’avvenuto versamento.
Tale adesione diventa effettiva quando il richiedente ritira la tessera presso il circolo territoriale, di studio/lavoro o tematico, presso il quale ha facoltà di “esercitare i propri diritti” (come da regolamento) o presso il coordinamento provinciale.

Albo di sostenitori nazionali

E’ previsto un albo nazionale dei/delle sostenitori/sostenitrici (elettori/elettrici) al quale ognuno può iscriversi tramite sito nazionale per esercitare i diritti partecipativi alla vita politica di SEL. A differenza degli/delle iscritti/e essi non hanno diritto di voto sugli organismi.

Art. 2 – Diritti degli aderenti a SINISTRA ECOLOGIA E LIBERTA’

Ogni aderente a SEL ha diritto di partecipare alle attività, alla discussione e alla formazione delle decisioni con piena libertà di opinione; di votare ed essere informato/a dei procedimenti delle votazioni degli organismi di propria competenza; di proporre e partecipare alle primarie che dovessero rendersi necessarie per la scelta delle cariche elettive del proprio territorio e nazionali; di partecipare alle scelte politiche di SEL; di promuovere e partecipare a forum tematici,
Ogni aderente a SEL acquisisce, con l’adesione, il diritto di elettorato attivo e passivo all’interno dell’organizzazione.

Art. 3 – Differenza di genere

SEL riconosce come fondante della propria soggettività e vita politica il pensiero e la pratica della differenza sessuale.
Le donne e gli uomini che lo desiderano possono realizzare la propria attività politica, in SEL, in luoghi di incontro permanenti per l’elaborazione e la pratica di una politica sessuata. SEL riconosce piena autonomia e uguale rilevanza politica a queste sedi e a queste esperienze politiche.
SEL si impegna ad assicurare quote delle risorse finanziarie alla promozione della partecipazione attiva delle donne alla politica.

Art. 4 – Organizzazione di SEL

Premesso che al prossimo congresso fondativo e nella elaborazione dello statuto si dovrà definire il modello organizzativo del nuovo soggetto, ivi compreso il tema dei modelli federali su dimensione territoriale, il regolamento propone in via transitoria la seguente struttura organizzativa:

  • circoli territoriali, tematici, di studio/lavoro, web e forum tematici
  • comitati costituenti provinciali, coordinamenti provinciali e coordinamenti esteri (paesi)
  • comitati costituenti regionali, coordinamenti regionali e i coordinamenti esteri (collegio dei paesi di residenza esteri)
  • forum tematici , provinciali e regionali, che possono organizzarsi in rete, sia per affinità dei temi, sia per individuare le connessioni tra temi diversi.
  • forum tematici nazionali, sia come luoghi autonomi rispetto a quelli territoriali, sia come sedi di confronto e coordinamento dei forum sul territorio.
  • comitato e coordinamento nazionali

Il circolo territoriale (comunale o intercomunale) e tematico si costituisce con minimo di 15 aderenti, quello di studio/lavoro con minimo 5 aderenti.
Il circolo è una struttura aperta al territorio ed alle esperienze politiche che lì si producono. Esso promuove in tutte le forme la crescita di iniziative anche con i non aderenti, consentendo che vi sia una piena partecipazione di gruppi, associazioni, singoli alla costruzione delle iniziative politiche.
L’Assemblea degli aderenti al circolo è il luogo di discussione e iniziativa politica.
L’Assemblea del circolo decide la composizione delle liste comunali. In caso di più circoli di uno stesso comune le liste per le elezioni comunali vengono decise dalla riunione congiunta delle Assemblee dei circoli.
Tutti i circoli di SEL procedono all’elezione di un coordinamento ed eventualmente un coordinatore/coordinatrice.

Art. 5 – Comitati costituenti e l’Assemblea nazionale

Comitato provinciale costituente di SEL.
A livello provinciale si costituisce il comitato provinciale costituente di SEL nelle forme e modalità democratiche e partecipative decise dagli aderenti.
Devono far parte del comitato provinciale:

  • un rappresentante per ogni circolo territoriale, tematico e di studio/lavoro del proprio territorio. I circoli superiori a 50 aderenti avranno diritto ad un/una rappresentante ogni 30 aderenti nel comitato provinciale e comunque in un numero non superiore ai 7.
  • i sindaci, i/le capigruppo dei consigli e gli/le assessori/e comunali e provinciali del territorio
  • i/le capigruppo delle circoscrizioni/municipi delle città metropolitane
  • il coordinamento provinciale eventualmente eletto nelle Assemblee provinciali di preparazione all’Assemblea nazionale del 19 e 20 dicembre
  • i/le delegati/e eletti/e all’Assemblea nazionale del 19 e 20 dicembre

Il comitato provinciale si deve riunire almeno 1 volta al mese.
Il comitato provinciale decide le proposte e le iniziative del proprio territorio, coordina l’attività dei circoli territoriali, tematici e di luogo di studio/lavoro di competenza, decide la composizione delle liste elettorali provinciali, indica la composizione delle liste circoscrizionali per le elezioni regionali.
Il comitato provinciale elegge un coordinamento – laddove ancora non eletto – e almeno un/una portavoce.
Tale elezione avviene a voto segreto, salvo modalità diversa che, se proposta, deve ottenere l’unanimità dei consensi.

Comitato regionale costituente di SEL.

Il comitato regionale di costituzione di SEL è composta da:

  • i/le portavoce provinciali del proprio territorio
  • i/le consiglieri/e ed assessori/e della regione
  • i/le delegati/e provinciali all’Assemblea di costituzione del 19 e 20 dicembre 2009

Il comitato regionale di SEL coordina l’attività politica della regione, promuove lo sviluppo e il rafforzamento di SEL sul territorio regionale, approva il listino e le liste circoscrizionali per le elezioni regionali.
Il comitato regionale propone, in caso di elezioni politiche anticipate i/le candidati/e nelle liste circoscrizionali di competenza.
Il comitato regionale si riunisce almeno 1 volta ogni 2 mesi.
Il comitato regionale elegge un coordinamento, e almeno un/una portavoce.
Il comitato regionale elegge una rappresentanza nel comitato nazionale che è definita da un numero di componenti stabilito per numero di abitanti della regione. (v. Tabella 1 allegata e parte integrante del presente regolamento).
L’ elezione del coordinamento regionale avviene a voto segreto, salvo modalità diversa che, se proposta, deve ottenere l’unanimità dei consensi.

Assemblea nazionale costituente di SEL.

L’Assemblea nazionale del 19 e 20 dicembre 2009 costituisce un comitato scientifico nazionale ed elegge il coordinamento nazionale e l’ufficio di tesoreria.

•Comitato scientifico

Del comitato scientifico dovranno far parte personalità e competenze nel campo della cultura, dell’economia e del sociale. Tali personalità potranno essere scelte anche tra i non aderenti.
Compito del comitato scientifico è quello di diventare un centro propulsore di attività di produzione di idee e di politiche culturali, nonché una sede di incontro e confronto tra le culture critiche del moderno capitalismo. Tra le sue finalità ha quella di ricostruire una chiave interpretativa della società italiana, europea e del mondo.
Da questo punto di vista il comitato scientifico, in piena autonomia, può fornire materiali preziosi per il programma fondamentale del nuovo soggetto politico.
Inoltre, il comitato scientifico ha il compito di svolgere attività di ricerca.
Il comitato scientifico è invitato permanente al comitato nazionale di SEL di regola senza diritto di voto. Partecipa al voto su documenti politici che riguardano le scelte politiche di indirizzo strategico, o eventuali opzioni politico-culturali che investono le finalità e i principi fondamentali di SEL.
Il comitato scientifico è composto da un massimo di 50 componenti. Elegge al suo interno un/una Presidente e un ufficio di presidenza.
I comitati regionali possono istituire comitati scientifici regionali, secondo le modalità di costituzione di quello nazionale.
Il Presidente del comitato scientifico fa parte di diritto del coordinamento nazionale.

•Coordinamento nazionale

E’ l’organismo con funzioni operative di SEL.
E’ composto da 24 componenti + 1 rappresentante per l’estero.
Il coordinamento nazionale nomina al suo interno una segreteria con funzioni organizzative. Compito del coordinamento nazionale è anche quello della convocazione del comitato nazionale e di definire gli ordini del giorno.

•Ufficio di tesoreria

L’ufficio di Tesoreria formato da 3 componenti è eletto con modalità di lista bloccata e voto palese
L’Ufficio di Tesoreria ha la responsabilità amministrativa, finanziaria e patrimoniale di SEL.

Coordinamento delle regioni

Il coordinamento delle regioni è costituito dai coordinatori delle 19 regioni e dai coordinatori delle 2 provincie autonome del Trentino e dell’Alto Adige.
Tale coordinamento è convocato in prima seduta dal coordinamento nazionale.
Il coordinamento delle regioni è in costante collegamento operativo e politico con il coordinamento nazionale

Comitato nazionale di SEL

Il comitato nazionale è composto dal coordinamento nazionale eletto dall’Assemblea del 19 e 20 dicembre e dai componenti dei coordinamenti regionali.
Il comitato nazionale promuove lo sviluppo ed il rafforzamento di SEL su tutto il territorio nazionale, coordina l’attività politica di SEL e, in caso di elezioni anticipate entro il congresso fondativo di SEL, approva le liste per le elezioni nazionali.
Il comitato nazionale si riunisce almeno 1 volta ogni 2 mesi.

Norma anti discriminatoria.

Le Assemblee, i comitati e i coordinamenti a tutti i livelli (provinciale, regionale e nazionale), riconoscendo la democrazia di genere come elemento costitutivo di SEL, dovranno assicurare che la presenza di un sesso rispetto all’altro nelle liste per l’elezione degli esecutivi e per quelle delle competizioni elettorali, non sia inferiore al 40%. Per garantire sempre questo rapporto, nella votazione di liste a tutti i livelli, si procederà alle nomine degli/delle eletti/e attraverso il meccanismo dello “scorrimento”.

Art. 5 bis – Organizzazione di SEL all’estero

Al fine di garantire la partecipazione politica, sociale e culturale degli italiani residenti all’estero, SEL organizza le proprie strutture anche all’estero, secondo modalità concordate con gli aderenti dei singoli paesi.
SEL si impegna a garantire la partecipazione al dibattito e al voto, a tutti i livelli in maniera piena, ai residenti all’estero. Il coordinamento nazionale, in accordo con i coordinamenti esteri, proporrà un apposito regolamento per consentirne il pieno esercizio.

Articolo 6 – Legale rappresentanza e amministrazione

La legale rappresentanza di SEL, nonché i poteri di ordinaria e straordinaria amministrazione è attribuita congiuntamente – nessuno escluso – ai componenti dell’Ufficio di tesoreria.
Nell’ambito delle funzioni e dei poteri ad essi attribuiti, i componenti dell’ufficio di tesoreria, su autorizzazione del coordinamento nazionale come previsto dall’articolo 8, avranno, tra l’altro, l’incarico di porre in essere congiuntamente ogni atto ed adempimento necessario al fine della partecipazione alle consultazioni elettorali, comprensivo del rilascio congiunto della autorizzazione all’uso del simbolo e della denominazione per le elezioni amministrative, circoscrizionali, comunali, provinciali e regionali a cui si deciderà di concorrere.
I componenti dell’ufficio di tesoreria provvederanno congiuntamente a richiedere ed incassare i rimborsi elettorali di cui alla legge n. 157/1999 e successive modifiche ed integrazioni, nonché i contributi a qualsivoglia titolo erogati dallo Stato.
La redazione, entro il 31 maggio di ogni anno, di un rendiconto annuale è di competenza dell’Ufficio di tesoreria.
Tale rendiconto sarà approvato, entro il 30 giugno di ogni anno dal coordinamento nazionale.
Il rendiconto sarà pubblicato secondo le modalità previste dalla normativa vigente e, in ogni caso, sul sito nazionale di SEL.
In conformità alle normative vigenti per le attività degli Enti non commerciali viene espressamente stabilito che: a. l’ Associazione nazionale ed ogni altra articolazione territoriale eventualmente costituita, non possono distribuire agli iscritti, anche in modo indiretto, utili o avanzi di gestione, risorse o capitale, per tutta la durata della Associazione, salvo diverse disposizioni di legge; b. in caso di scioglimento della Associazione, l’eventuale patrimonio e/o avanzo sarà devoluto ad altri Enti o Associazioni con finalità analoghe o ai fini di pubblica utilità. In caso di scioglimento di una articolazione territoriale eventualmente costituita il patrimonio e/o l’avanzo sarà devoluto all’Associazione nazionale e nel caso di contestuale scioglimento di questa ad altri Enti o Associazioni con finalità analoghe o ai fini di pubblica utilità; c. La quota associativa è intrasmissibile e non dà luogo ad alcuna rivalutazione.

Art. 7 – Simbolo

La descrizione del simbolo di Sinistra Ecologia Libertà è la seguente:

“Cerchio a fondo bianco che riporta le tre scritte nell’ordine dall’alto in basso su tre righe: in formato maiuscolo SINISTRA in rosso e ECOLOGIA in verde. La scritta LIBERTA’ in nero con l’accento rosso a pennello è in formato maiuscolo corsivo. La lunetta inferiore del cerchio è riempita con colore rosso a pennello”. Il simbolo viene allegato ed è parte integrante del presente Regolamento.

Il Coordinamento nazionale è responsabile del simbolo e ne autorizza l’uso con la maggioranza qualificata dei suoi componenti, dando mandato ai componenti del Comitato di Tesoreria di porre in essere congiuntamente ogni atto ed adempimento necessario per il suo utilizzo, come previsto dall’articolo 6.

Art. 8 – Norma transitoria

Il presente Regolamento disciplina in via transitoria l’attività di Sinistra Ecologia Libertà sino alla approvazione dello Statuto da parte del Congresso fondativo che è convocato entro il mese di Luglio 2010

Allegato 1 – Tabella composizione Coordinamenti regionali

 

popolazione fino 1,5 milioni
ABRUZZO 5 COMPONENTI
BASILICATA
FRIULI V.G.
MOLISE
ALTO ADIGE
UMBRIA
popolazione da 1,5 a 3 milioni
CALABRIA 9 COMPONENTI
MARCHE
LIGURIA
SARDEGNA
popolazione da 3 a 5 milioni
EMILIA ROMAGNA 11 COMPONENTI
PIEMONTE/VALLE D’AOSTA
PUGLIA
SICILIA
TOSCANA
VENETO
popolazione oltre 5 milioni
CAMPANIA 15 COMPONENTI
LAZIO
LOMBARDIA
ESTERO
EUROPA 3 COMPONENTI
NORD E CENTRO AMERICA 2 COMPONENTI
AMERICA MERIDIONALE
ALTRI CONTINENTI
province autonome TRENINO A.A.
BOLZANO 3 COMPONENTI
TRENTO

 

Allegato 2 – simbolo SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA’ e sua descrizione

Simbolo votato dall’Assemblea Nazionale di SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA’ del 19 e 20 dicembre 2009
“Cerchio a fondo bianco che riporta le tre scritte nell’ordine dall’alto in basso su tre righe: in formato maiuscolo SINISTRA in rosso e ECOLOGIA in verde. La scritta LIBERTA’ in nero con l’accento rosso a pennello è in formato maiuscolo corsivo. La lunetta inferiore del cerchio è riempita con colore rosso a pennello.”